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16.04.2020

Grazie a Fabio, educatore del Centro Diurno Disabili “Il Torchietto” di Pavia

Il saluto della nostra cooperativa ad una persona importante, capace di trasmettere passione e il senso del bello

Una persona innamorata e capace di trasmettere il gusto del bello, curiosa, in costante ricerca di una novità anche se un po’ restia alle innovazioni tecnologiche. Dopo alcuni mesi di malattia, è venuto a mancare la mattina del giorno di Pasqua Fabio Marchetti, educatore del Centro Diurno Disabili “Il Torchietto” di Pavia. Una persona fidata, con una gioia contagiosa, ma soprattutto profondamente appassionata al suo lavoro. Il vuoto che ha lasciato nella sua famiglia e nell’intera comunità di Solidarietà e Servizi è stato riempito dalle oltre 120 persone che il giorno successivo si sono collegate online al santo rosario presieduto dal vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti, ma anche da quanti - non riuscendo a collegarsi - lo hanno ricordato seguendo la recita della preghiera trasmessa da Lourdes su TV 2000. Il vescovo, che conosceva ed era amico di Fabio, all’inizio della preghiera ha ricordato le parole di Papa Francesco durante la veglia pasquale della notte precedente: “La speranza di Gesù è diversa: immette nel cuore la certezza che Dio sa volgere tutto al bene, perché persino dalla tomba fa uscire la vita”.

«È stato un grande educatore con un grande cuore», lo ricorda il presidente del Consiglio di Gestione, Domenico Pietrantonio. «La preghiera che in molti hanno recitato per lui si è svolta in un clima certamente di dolore, ma allo stesso tempo, di imprevedibile quanto percepibile letizia. Potrebbe sembrare strano, ma più di qualcuno - a partire dalla moglie Lilia - aveva un volto sereno; le parole fluivano come una invocazione piena di speranza, regnava un clima di commozione. E alla fine ci si è salutati come dopo una festa, certi di aver partecipato a qualcosa di ultimamente per quanto misteriosamente positivo. "La pace, chi la conosce, sa che la gioia e il dolore in parti uguali la compongono”, diceva il poeta francese Paul Claudel».

Tra quanti hanno condiviso con Fabio l’impegno del lavoro e la gioia del prendersi cura delle persone disabili, c’è Simona De Alberti, coordinatrice del Centro Diurno Disabili “Il Torchietto”. «In questi otto anni insieme abbiamo costruito un rapporto di fiducia e di amicizia, ho trovato appoggio e confronto. Negli scambi con i colleghi ricercava il senso delle cose, i contenuti veri del nostro lavoro, i rapporti con le persone: disabili, famiglie, colleghi. Mi piaceva ritrovarlo all'ingresso tutte le mattine appassionato alle notizie della città, cortese e paziente con i ragazzi, disponibile e vicino alle famiglie; a momenti “impegnato” in un confronto filosofico con il papà di Francesco che accompagnava il figlio al Centro. “Tenetemi fino ad agosto, dopo tanti anni di lavoro in un servizio in appalto a cooperative diverse, voglio andare in pensione con Solidarietà e Servizi”, mi ripeteva.  “Fammi fare ciò che so fare; fammi fare ciò che amo e ho sempre fatto con passione: non mi chiedere ciò che non ti posso dare”. Queste erano le sue parole in risposta alle mie richieste di utilizzo di un computer. Aveva ragione, mi è stato impossibile avvicinare la nostra “vecchia volpe” (così lo chiamava Cristina, ausiliaria del Centro) alla tecnologia».

Fabio era più di un educatore. Prosegue De Alberti: «Con lui i Centri Diurni di Pavia hanno realizzato il progetto “La misericordia di Dio nei racconti della Bibbia”, partecipando alla XII edizione del Festival Biblico “Giustizia e pace si baceranno” in occasione dell’anno Giubilare Straordinario indetto da Papa Francesco nel 2015. Per l’occasione, Fabio aveva realizzato con le persone disabili dei Centri Diurni di Pavia 15 quadri riguardanti momenti biblici che rappresentano gesti d’amore e di tenerezza di Dio nei nostri confronti, alcuni dei quali esposti nella sede della nostra cooperativa a Busto Arsizio. Fabio aveva il gusto del bello, coltivato sia negli studi che nel lavoro con le persone che frequentano il Centro Diurno. Dalla musica alla pittura sapeva valorizzare un suono, una forma, un colore trasformandolo in arte e in artista colui che lo realizzava. Sono nella mia memoria le locomotive di Michele, una persona non vedente, che colora su cartoncino ruvido con i pastelli a cera riempiendo spazi delimitati da colla vinilica, ma anche i disegni di variopinte galline nate da semplici macchie di colore fasciate sul foglio da Marialuisa, una persona con grave disabilità cognitiva. Dal mese di dicembre, quando aveva scoperto la sua malattia, non ha mai smesso di partecipare alla vita del Centro: con piccole visite portava a noi tutti la speranza della vita; abbiamo cantato insieme mentre lui suonava il tamburello, felice di partecipare con il buon umore di sempre. Anche in questo periodo d’emergenza è riuscito, con il prezioso aiuto della moglie Lilia, a regalarci momenti di vicinanza e comunione partecipando al primo laboratorio di musica a distanza, con dignità e passione vicino alla famiglia e al suo lavoro fino all'incontro definitivo con il Cristo». Grazie Fabio.